lunedì 1 luglio 2013

#grottaday & #Mutamenti

Da dove comincio? Boh?…
Partiamo da lontano…

La grotta dunque…
Ma sapete da quanto desideravo visitarla? Una vita… più o meno da quando abito in Via Pagano Doria… sapevo della sua esistenza, sapevo che era sopravvissuta all’incuria del tempo e alla maleducazione dell’uomo… quante volte l’ho cercata buttando lo sguardo oltre un giardino, spiando un muraglione o un portone aperto….
 
Eppure niente, lei (la grotta) ostinata resisteva, chiusa nel suo scrigno segreto, nascosta tra muri antichi, palazzi moderni e ostinati rampicanti, si celava al mio sguardo curioso…
Mentre io, inconsapevole, la sfioravo, lei stava lì, in attesa, come la più bella delle perle, il più ricco dei tesori…
Sapete quante volte ho calpestato il suo tetto? E quante ho lambito i suoi fianchi?
Quasi due volte ogni giorno. Per circa 360 giorni annui… per 10 anni… che fanno? Boh, vabbè fate voi il conto che a me viene soltanto il nervoso… :(((

Ma c’è un lieto fine… essì, per una volta c’è un lieto fine… perché quando meno te l’aspetti capita di incontrare sulla tua strada la Signora in Giallo e questa, così, come fosse la fata turchina schiocca le sue abili dita (sulla tastiera del PC) ed esaudisce il tuo desiderio…
e non solo… ti svela pure un altro segreto… il luogo dove è murata la lapide che ricorda il Gran Roldano…

Così in questo giugno dai toni autunnali con amici, ex compagni di chimica (com’è piccola Genova vero @ClaudiaFiori72?), twitteristi, blogghisti e compagnia cantante (tra cui appunto una cantante, @lauracanta) eccoci in fila a passo lento a inerpicarci lungo le tortuose strade della collina antistante il Palazzo del Principe. Via Pagano Doria, Via Don Minetti e poi dopo una scalinata, nascosta tra due palazzi e un groviglio di verdi arbusti,  eccola lì… il rivelarsi...

La vedi da fuori, violentata, calpesta, sradicata dal suo contesto originale, ma ancora viva, fiera… pulsante…
Con il capo reclinato all’indietro non puoi fare a meno di continuare a fissare questa meraviglia, incapace di comprendere come mani umane abbiano potuto saccheggiarla in modo così vigliacco e animale.
 
La osservi, la annusi, per un attimo timoroso quasi di entrare…ù
Sì perché, anche se sei insieme a cento persone, non puoi fare a meno di sentirti come Howard Carter o Indiana Jones o Lara Croft…





E allora mi viene in mente un piccolo pezzo che ho scritto per Mutamenti. Racconta l’errare solitario del protagonista per i vicoli della nostra splendida Genova:
 
 A volte sbatto in chiese di cui neanche sospettavo l’esistenza. Fuse in muri di pietra, incastrate in case e palazzi, neanche intuisci che esistono finché non ci sbatti dentro. Annunciate da labili indizi rivelatori che solo l’iniziato o l’esperto archeologo possono decifrare annusando l’aria attorno. Non importa quanto siano belle, importanti o riccamente adornate. È l’emozione della scoperta che ti fa battere il cuore, facendoti sentire come Howard Carter, l’egittologo britannico che scoprì per primo la tomba di Tutankhamon. Sulla soglia indugio per lunghi minuti, come se attendessi di entrare in sintonia con l’essenza stessa del luogo prima di accedervi purificato. La decompressione dell’ateo che si avvicina, profano, al sacro. Non sono qui per pregare, né per implorare pietà o aiuto.

Ecco proprio così… la stessa sensazione… uguale uguale…
Quando poi finalmente vinci il timore reverenziale, estrai lo smartphone e scatti quel migliaio di foto alla ricerca dei dettagli più strani e originali, che potrebbero, nell’invescendo, esserti sfuggiti o che, per colpa di qualche incantesimo, esserti cancellati dalla memoria una volta che uscirai da lì.
Non è così. Per fortuna.
Pian piano metti a fuoco i dettagli e inizi a pensare al significato di ogni statua, di ogni dipinto di ogni dettaglio ingegneristico, della disposizione delle statue, dei giochi d’acqua e di luce... e poi ti torna in mente il vero motivo per cui davi la caccia a questa meraviglia:

 
Esiste veramente il vano indicato al fianco della grotta? E dove porta la scala che sembra scendere nelle viscere della terra? E allora nella tua testolina capisci che le cellule grigie si sono messe operose all’opera alla ricerca di collegamenti nascosti… incastri e…

Scusate, devo andare, la tastiera mi chiama… mi è venuta in mente una nuova storia. Potrebbe essere il degno sequel di Mutamenti… perché no?
Come?
Gli ingredienti?
Beh… li sapete già: Andrea Doria, la grotta, il Palazzo del Principe, la Statua del Gigante, un antico manoscritto mai decifrato (il Voynich) e dei misteriosi individui che…

Ma in fondo sarà solo un’altra scusa per parlare della nostra Genova e di quando era Superba!!!
  


Infine...
Un grazie a tutti, ma soprattutto a Miss Sabina Fletcher, vera forza motrice di questa iniziativa, senza dimenticare vecchie e nuove conoscenze…


Un grazie anche al “padrone” di casa Roberto Bianchi, responsabile della Sezione Didattica di Palazzo del Principe.

Con la speranza che presto questo splendore abbia la meritata visibilità e considerazione… stiamo lavorando anche per questo!!!

E ora via… verso nuove scoperte!!!!

Miss… se ci sei batti un colpo!!!!



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