martedì 30 luglio 2013

Lavatrici e #Mutamenti




Alla congiunzione tra i quartieri di Prà e Pegli la vista del complesso delle Lavatrici mi strappa da questi pensieri. Un eco-mostro costruito negli anni ottanta. Il merito del soprannome Lavatrici - nome con cui tutti i genovesi identificano ormai da anni quest’obbrobrio di cemento - è dovuto alle grosse lastre di cemento con grandi fori a forma di rombo o di cerchio che sono poste sulla facciata come decorazione e che fanno assomigliare le palazzine ad oblò, appunto, di lavatrici. 

- Le lavatrici! - indico a Chiara in modo quasi automatico e involontario. Lo so che non è il momento di far futili conversazioni, ma non voglio neanche che nessuno dei due si perda in inutili contorsionismi mentali. Lei neanche mi guarda. Fa spallucce come a dire “Embhè?”.
- Chiunque si sia preso la briga di ricostruire Genova pezzo per pezzo evidentemente non ha badato a spese. Ha riprodotto anche le cose più orrende… - dico mentre la Smart - e noi con lei - scivola nel ventre della galleria che passa sotto il quartiere. Chiara tace.
- Lo sapevi che le Lavatrici non hanno finestre rivolte a sud, ovvero verso il mare? Il complesso è esposto interamente a est e a ovest, mentre la parte a sud è costituita da un’unica facciata di cemento. -

Adesso Chiara mi guarda con dipinta sul volto la stessa espressione di un barbaro hooligan intento a seguire un documentario sul coguaro dell’Amazzonia. Sembra non capire il perché di questo mio discorso. Volge gli occhi altrove, troppo presa da altri inconfessabili pensieri. Cercando di tenere a bada i miei di inconfessabili pensieri, continuo.

- Una leggenda metropolitana vuole che i progettisti si sarebbero ispirati ad un architetto Giapponese esperto nel costruire case-dormitorio per impiegati-schiavi di basso livello. La mancata collocazione di finestre a sud - quindi di vista mare - non sarebbe casuale, ma frutto di una precisa scelta, dettata da uno studio secondo il quale un operaio produce di più se vive con il paraocchi senza godere degli spettacoli della natura. - un brivido mi percorre la schiena.

Pensandoci bene, mi rendo conto di come la nostra vita, le nostre esistenze - o meglio le nostre ex-esistenze - non siano poi così libere come qualcuno vuol da sempre farci credere. Chiara riporta gli occhi fissi davanti a noi, incollati alla strada. Apparentemente pare non essere interessata alla mia conversazione. Forse neanche mi ascolta. Solitario, proseguo i miei pensieri, tenendomi ancora per un po’ lontano dal nostro invisibile confine. 
In fondo, rifletto amaro, siamo come piccole ostinate formichine...
Guardiamo il mondo da un grigio oblò di cemento che non ha neppure la vista sul mare...

 
(to be continued)

Avviso per i Blognauti:

Questo brano è tratto dalla Terza Parte di Mutamenti.

Un piccolo estratto scelto in modo da rivelare poco o nulla a chi (sfortunello) non ha ancora avuto l'onore di leggere il magnificentissimo libro di "memedesimoFabioGhionipropriomestesso"...




 

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