martedì 28 maggio 2013



Mi infilo le scarpe senza slacciare le stringhe per far prima. Afferro la giacca e mi precipito verso la porta. In realtà non sono in ritardo per il mio stramaledetto treno; no, non è quella la mia preoccupazione. La ragione è un'altra, quasi inconfessabile. Una ragazza. Misteriosa e solitaria. Non bella, ma decisamente affascinante. Nera. Così l’ho soprannominata, in mancanza del suo vero nome. Già, Nera.

Nera, per il suo colore preferito.
Nera, per il taglio corvino dei suoi lunghi e soffici capelli.
Nera, per i suoi occhi caldi e profondi, quasi esotici.

Nera, dunque, perché ai miei occhi appare come una splendida e intrigante dark lady. Da anni dividiamo gioie e dolori del pendolarismo ma nulla di più. Qualche timido saluto. Un sorrisino. Un commento acido per un treno in ritardo ma nulla più. Spesso mi sono sorpreso, anche in tempi non sospetti, a indugiare su di lei. All’inizio è stato un gioco, un passatempo da pendolare. Poi, pian piano, è divenuto qualcosa di più grande e incontrollabile. Fingendo di ignorarla con la coda dell’occhio, ho cominciato a studiarne movenze, vagliato abitudini, verificato punti in comune, carpito scollature e scandagliato curve. Ho fiutato il suo profumo. Ho ascoltato la sua voce mentre parlava al telefono o con un’amica. Ho scrutato le sue dita timoroso di trovare anelli che testimoniassero un fidanzamento o ancor peggio un matrimonio. Tutto con la malcelata speranza, a oggi vana, di far breccia nella sua inattaccabile diga di confidenze sociali. Niente da fare. Altera e regale nelle sue movenze, parca di confidenze, con una faccia fissa di fastidio e quell’espressione tipica che si ritrova spesso tra le donne di danaroso lignaggio. Eppure pare provocarmi sfilando tutte le sante mattine sotto il mio naso. Sguardo avanti, naso all’insù e passo da modella lungo il sonnolento marciapiede che porta fino alla stazione. Rare volte è capitato di trovarmi a tu per tu con lei e, quelle poche, è sempre stato un fallimento. Mai un saluto spontaneo, talvolta un cenno appannato, raramente un sorriso. Mi sono illuso confondendo banali sguardi assonnati per improbabili ammiccamenti, ritornando subito alla realtà grazie a austeri silenzi o saluti mal ricambiati.
Così ho proseguito giorno dopo giorno, oscillando tra il pessimismo cosmico e i sogni più sfrenati del miglior Paolo Coniglio di “Sogni mostruosamente proibiti”. Indeciso e timido tergiverso continuamente, per timore di scoprire che la carta che ho pescato dal mazzo è solo un misero due di picche, e, come il gatto di Schrödinger, ho finito per navigare in una duplice realtà, diviso tra un futuro grigio in cui io e Nera non avremo mai una relazione e una dove invece tutti i miei sogni si concretizzeranno.

Chissà…



Questo piccolo brano è un estratto tratto dai primi capitoli di Mutamenti

Questo post (per gentile concessione di @Aure1970) compare anche sul Blog Maialeimmaginario

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