sabato 18 maggio 2013

Maiale immaginario

"Uno sguardo distratto vi darebbe l’impressione di una donna alta, elegante, seduta in sala d’aspetto, che fissa con sguardo vuoto il pavimento del corridoio, dove sfrecciano a centinaia, nelle due direzioni, i piedi ed i trolley dei viaggiatori che popolano Fiumicino.
Lo sguardo distratto non sbaglierebbe di molto. Nel suo tailleur nero e sul suo tacco 12 c’è una donna che fissa il pavimento del corridoio, ma il suo sguardo non è vuoto, ma rassegnato.
Passa un uomo col cartello scritto a penna “Grande Orazio”, che non si capisce se è una esortazione o un dato anagrafico, squadra la donna, le sue gambe, i capelli biondi, cerca di captare il suo sguardo, i suoi occhi verdi.
Hanno appena pianto quegli occhi così belli, di un pianto doppiamente liberatorio, perché l’ha scaricata dal dolore e perché finalmente si è liberata del suo grande amore.
Un enorme gruppo di turisti obesi e vestiti troppo leggeri, per il tempo che c’e’ qua, segue un improbabile antenna che sventola un microscopico drappo verde oro, carichi di valigie come se dovessero stare due mesi a Roma, invece che una settimana..."

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